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Non capisco quando ho fame: raggiungere la consapevolezza

Cause e Rimedi

Non capisco quando ho fame: raggiungere la consapevolezza

20 ott, 2020

Il buon senso suggerisce di mangiare quando si ha fame. E il nostro corpo sembra dire la stessa cosa. Quando passiamo diverse ore a digiuno cominciamo a sentire un senso di contrazione allo stomaco. 

Oppure ci sentiamo improvvisamente stanchi, irritabili. Poi mangiamo e le cose sembrano calmarsi. Probabilmente avevamo fame, il nostro corpo aveva bisogno di energie.

Se soffri di alimentazione incontrollata, probabilmente non avverti queste sensazioni da molto tempo 

 

Se non sai capire quando hai fame, come potresti regolarti? Se hai deciso di intraprendere un percorso per recuperare un rapporto sano con il tuo corpo, puoi iniziare seguendo qualche semplice step. 

 

È probabile che molti di noi siano abituati ad abbuffate seguite da lunghi periodi di digiuno in cui però avvertiamo comunque una sensazione di malessere. È difficile perciò distinguere il bisogno di mangiare dall’uso emotivo del cibo.

 

Un primo passo è imparare a distinguere la fame fisica dalla fame emotiva

 

Immaginiamo di tornare a casa dal lavoro dopo una lunga giornata, in cui magari abbiamo avuto uno scambio acceso con un collega o con la nostra capufficio, o una delusione qualsiasi. 

Arriviamo a casa e sentiamo che il prendere qualcosa dalla dispensa, magari di già pronto, di dolce, ci aiuterebbe, ci tirerebbe su.
Leggi anche: Fame nervosa: che cosa sono i comfort foods

Prima di aprire il frigo, prova a farti una domanda:

 

Quali sensazioni fisiche provi?

 

Dedicati al tuo corpo. Cosa senti? Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Potrebbe essere un nodo alla gola, o un senso di oppressione al petto. Potresti anche non sentire niente, e anche questo potrebbe essere un segnale di malessere. 

Difficilmente avvertiremo i morsi della fame. Forse alla fine mangerai lo stesso, ma almeno avrai fatto un passo in più verso la consapevolezza di te stesso/a. 

È  di questo che possiamo prenderci cura, innanzitutto di imparare a conoscerci. 

 

Prova a darti degli orari fissi per mangiare

 

Se riconosci in te le caratteristiche della mangiatrice emotiva, all’inizio potrebbe  aiutarti darti degli orari per mangiare. Puoi impostarli in base alla tua giornata tipo, ma cerca di seguirli anche nel fine settimana. Comincia a fare delle prove.

 

Puoi provare con il classico: tre pasti principali e due spuntini

 

Alcune persone si trovano bene con questo ritmo, perché intercorre meno tempo tra un pasto e l’altro, quindi la nostra voracità viene placata più facilmente

Per me, pianificare cinque pasti risultava difficile, all’inizio. Dovevo pensare, in aggiunta al pranzo e alla cena, anche a due spuntini. 

Diventava pesante dovermi preparare tutto in anticipo. Ma le tue esigenze potrebbero essere diverse. 

Ricordati, non è detto che ciò che va bene per gli altri o per la maggior parte delle persone vada bene anche per te.

 

Oppure prova con i tre pasti principali

 

Se fai tre pasti in una giornata, piuttosto abbondanti, con tutti i macro-nutrienti necessari, potresti sentirti lo stesso energica/o e sazio/a

Poi, procedi  da lì, fortificandoti nell’ascolto consapevole.

Se ad esempio ti accorgi che prima di arrivare alla pausa pranzo le tue energie diminuiscono, allora forse hai bisogno di una colazione più abbondante, o di aggiungere uno spuntino. 

Lo capirai col tempo, ricordati che non c’è una regola che valga per tutti, ma che questo è solo un punto di partenza.

 

Poi, quando il pasto finisce, datti sempre qualche momento per sperimentare il senso di sazietà.

 

È curioso come per molti di noi la pienezza del pasto si accompagni anche a un senso di “vuoto”. È possibile che tu abbia paura proprio di quel vuoto, quindi datti del tempo per sperimentarlo con gentilezza e comprensione

Possono bastare un paio di respiri, in realtà alle volte ne basta anche uno solo. 

Meglio fare esperimenti a stomaco pieno

Probabilmente infatti è più facile per te essere consapevole quando sei a stomaco pieno che a stomaco vuoto, quindi approfittane. Non si parla di meditazione formale, ma di darti uno spazio di consapevolezza a fine pasto.

All’inizio del nostro percorso, darci queste piccole “regole”, discutendone magari con il nostro nutrizionista di fiducia, può essere utile. 

Se siamo fuori esercizio e siamo stati sregolati per tanto tempo, è difficile renderci conto della fame reale. 

Con il tempo le cose cambieranno. La nostra consapevolezza aumenterà e ci permetterà di accorgerci gradualmente anche di altre sensazioni. Prima o poi, anche della fame.


È un work in progress, un viaggio alla scoperta di sé stessi.
Breaters può aiutarti in questo.

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Scritto da

Rossella Messina
Rossella Messina

Scienziata ambientale e laureanda in psicologia, grazie alla meditazione, che pratico ormai da molti anni, e al supporto psicologico sono riuscita a riequilibrare il rapporto col cibo e con me stessa.

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