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Martina, storia di una mangiatrice emotiva

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Martina, storia di una mangiatrice emotiva

29 set, 2020

Martina è una mamma che lavora, che ha avuto due figli a distanza ravvicinata, che, tra una gravidanza e l’altra, ha perso la lucidità per prendersi cura di sé stessa. È troppo indaffarata ad adempiere come si deve, ai propri occhi, ai doveri di mamma, di moglie, di professionista.

Dov’è finito il tempo per la palestra, per cucinarsi dei pasti sani, dov’è finito il tempo per mangiare con calma, tra una poppata e l’altra, tra un cambio di pannolini e l’altro?

 

Martina si è smarrita

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, la cura e l’attenzione che aveva nel mantenere un peso sano, nello scegliere come mangiare, nel cercare di piacersi, occuparsi di che vestiti mettersi per stare a proprio agio, anziché “fare come capita”, le sono sfuggite di mano.

Si vede ingrassata, si sente brutta, sotto pressione e invece deve tenere il ritmo degli impegni che la incalzano.

Non ha più tempo per sé stessa ma questo la fa soffrire e le mette addosso stress.

E, lo sappiamo, il cibo goloso e piacevole è un antidoto perfetto contro il disagio e la pressione del mondo. Un pezzetto di cioccolata, qualche biscotto, qualcosa di dolce in bocca e sulla lingua. 

All’inzio, magari per qualche minuto, quel cibo ci promette benessere e rilassatezza, salvo poi aggiungere ulteriore dolore e frustrazione a quelli che già c’erano... 

 

È una questione di priorità

In realtà Martina è scivolata via dalla propria lista delle priorità. Sente che se si prende cura di sé stessa, toglie qualcosa a qualcuno o a qualcosa che per lei è importante.

Ma così si imprigiona in un circolo vizioso di sofferenza e di insoddisfazione. La situazione le sta sfuggendo di mano, non c’è che dire.

 

Una possibile soluzione

Di certo Martina sente di non avere l’energia per affrontare la solita dieta ed è un bene, perché non riuscirebbe a seguirla.

Il motivo è che per imporsi delle regole restrittive c’è bisogno di di una grande motivazione e di un’energia emotiva sulla quale lei adesso non può contare. È stanca Martina. È stanca e demotivata.

Che fare, allora?

 

Un cambio di prospettiva

La cosa migliore che Martina possa fare è attuare un totale cambio di prospettiva. Che si può realizzare in maniera molto meno difficile di quanto si creda e con poche semplici mosse che possiamo riassumere in:

  • Rientrare nella lista delle proprie priorità
  • Abbandonare l’atteggiamento da “Wonder Woman”
  • Fare pace con le proprie fragilità e vulnerabilità
  • Recuperare il rispetto di sé
  • Chiedere aiuto, se è in difficoltà

Tutto questo è possibile grazie alla Mindfulness 

Quello di una relazione disfunzionale con il cibo, infatti, è solo una delle facce di un problema più complesso che riguarda tutti gli ambiti della vita.

Per smettere di soffrire per una relazione disarmonica col cibo e con noi stessi dobbiamo prenderci cura di ognuno di questi aspetti che sono all’origine del nostro disagio. 

Ecco alcuni fattori di innesco del desiderio emotivo di cibo:

  • Se non ci si ascolta e non si tiene conto dei propri reali bisogni, l’uso emotivo del cibo è dietro l’angolo
  • Se si giudica troppo severamente sé stessi, la pressione che ci si mette addosso genera la fame nervosa
  • Se ci si chiede troppo in termini di fatica o di stress da sostenere, il cibo sarà una valvola di sfogo oltre che un piacere “compensativo”
  • Se si pensa di potersela cavare sempre da soli, il cibo emotivo sarà un ottimo alleato
  • Se si rifiuta ciò che si prova e si mettono a tacere le proprie emozioni, il cibo calmante sarà necessario

La Mindfulness ci aiuta invece a stabilire una relazione più sana ed equilibrata con noi stessi e ci consente, quindi, indirettamente di avere meno bisogno di ricorrere al cibo come “stabilizzatore emotivo”. Su questo tema leggi anche l'articolo "Perché si parla tanto di consapevolezza?"

Dice il filosofo e psicoterapeuta Viktor Frankl: “Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio.

In quello spazio risiede il potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta c’è la nostra crescita e libertà”.

Ecco cos’è in realtà la famigerata “Mindfulness”, nient’altro che una via per ritrovare la libertà sottraendosi all’automatismo che, nel nostro caso, ci porta al desiderio di cibo emotivo.

Grazie alla mindfulness, o consapevolezza profonda, possiamo dunque agire a monte del problema, non più preoccupandoci del sintomo ma occupandoci con efficacia delle cause scatenanti.

 

Martina non avrebbe mai pensato che meditare l’avrebbe potuta aiutare a tornare in forma

E invece è successo. Ha risolto il suo problema così: smettendo di preoccuparsi del peso e cominciando a prendersi cura di ciò che la spingeva ad usare il cibo come gratificazione e come anestetico emotivo (leggi anche "Chi è il mangiatore compulsivo: come riconoscerlo").

Il potere della consapevolezza, che la meditazione attiva, risiede proprio nel consentirci di rispondere in maniera diversa alle pressioni che riceviamo. Sia quelle interne sia quelle ambientali.

Meditare è innanzi tutto fare pace con sé stessi e il mondo. 

Da quando pratica regolarmente la meditazione di consapevolezza Martina è in grado di accorgersi quando pretende troppo da sé stessa e di fermarsi prima di essersi spinta troppo in là, dovendo poi ricorrere a qualcosa per tenere a bada lo stress eccessivo.

La meditazione le ha insegnato a volersi bene e a riconoscere e a rispettare i propri limiti

È così che pian piano si è riavvicinata, con naturalezza, ad un peso e ad un aspetto fisico che la fanno assomigliare di più a quella versione di séstessa in cui si riconosce e si accetta con più gentilezza.

Ha smesso di essere ossessionata dalle diete e dalla bilancia, ma ha ritrovato il gusto di prendersi cura di sé.

E di questo si giovano i suoi figli, che adesso vedono la propria madre sorridere di più; suo marito, che era silenziosamente preoccupato per lei e per la sua salute, senza però saperla consigliare; i suoi colleghi e i suoi datori di lavoro, che hanno smesso di pensare che fosse sul punto di avere un breakdown emotivo con gravi conseguenze sulla sua professione.

Martina ha imparato a mangiare ascoltandosi e ha scoperto di sapersi regolare come non avrebbe mai creduto di poter fare.

E adesso ha più fiducia in sé stessa, si sente più sicura e sta ritrovando il piacere di guardarsi allo specchio…

Smettere di mangiare in eccesso è possibile se riconosci ciò che ti spinge a farlo

La Mindfulness può essere la risposta che non avevi considerato.

Per ottenere un dimagrimento duraturo non serve mettersi a dieta. Perdere il peso in eccesso significa prenderci cura delle emozioni che ci spingono al cibo. Breaters ti insegna come farlo.

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Scritto da

Giorgio Serafini Prosperi
Giorgio Serafini Prosperi

Mindfulness counselor, scrittore e istruttore di meditazione. Ex obeso, ho ottenuto una perdita di peso di 60 chili, mantenuta nel tempo. In Breaters ti insegnerò ad utilizzare la consapevolezza per ritrovare l'equilibrio interiore.

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