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Fame nervosa: Che cosa sono i comfort foods?

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Fame nervosa: Che cosa sono i comfort foods?

28 set, 2020

Il comfort food, che potremmo semplicemente tradurre in cibo emotivo, è un cibo che risveglia in noi memorie emotive piacevoli e al quale ci aggrappiamo come antidoto allo stress.

In altre parole il comfort food è un cibo che “cura” o che ci dà l’illusione di curare, attraverso il piacere che la sua assunzione produce in noi, un malessere che stiamo attraversando.

Ti è mai capitato, ad esempio, quando sei particolarmente giù di corda, di sentire in bocca il sapore del tuo cioccolato preferito?

Oppure, quando devi fare quella telefonata che non ti va proprio giù, magari per comunicare una notizia sgradevole, e da cui ti aspetti una reazione di disappunto dall’altro capo della cornetta, ti è mai successo di pensare: forse se mangio qualche biscotto di quelli che mi comprava mia nonna, o un pacchetto di patatine della marca che prediligo, affrontare quella telefonata indigesta sarà più semplice?

 

Il comfort food è un cibo che promette di darci calore e conforto

Non è un caso - e lo dico seriamente - che molto spesso il comfort food sia un cibo ipercalorico

Perché in certe specifiche circostanze, in particolar modo quelle sgradevoli, chi ha acquisito l’abitudine a mangiare emotivamente ha bisogno di quella scossa in più, di quel piacere che si manifesta sotto forma di ricompensa, di quella spinta supplementare che serve a superare l’ostacolo che il cibo super saporito e super calorico può darci.

 

L’industria alimentare produce imperi sul comfort food

È bene saperlo, quello del comfort food è un business che le multinazionali del cibo si sono accaparrate dalla fine degli Anni ‘60 ad oggi.

Sarà un caso che l’”epidemia” di obesità, nei paesi più sviluppati, sia cresciuta in modo esponenziale proprio a partire da quella data?

 

I biologi studiano il “sapore perfetto”

Ci sono team di biologi, ingaggiati dalle industrie alimentari, che studiano incessantemente le molecole che compongono il sapore perfetto.

Proprio così, la ricerca sul comfort food è in continuo divenire. Hai fatto caso, ad esempio, a quanti aromi chimici sono citati sulle etichette del cibo industriale

Le grandi multinazionali che producono cibo sono ossessionate dal trovare la formula di sapore che induca la maggiore dipendenza nei propri consumatori.

Sembra una visione complottista ma non è così, tutto ciò è totalmente legale, tanto è vero che per legge le etichette riportano gli ingredienti che compongono i cibi che compriamo. 

Non è questo il punto in realtà. Dovremmo domandarci non quali ingredienti ci sono, ma perché, ad esempio, viene aggiunto zucchero anche quando sembrerebbe non essercene alcun bisogno?

 

Lo zucchero è il comfort food per eccellenza

Lo zucchero racchiude in sé tutte le caratteristiche del perfetto comfort food

Ecco perché:

  • È il sapore più elementare da riconoscere (il latte materno contiene un’alta percentuale di zucchero)
  • Produce un piacere molto intenso (hai presente quel senso di calore e di pienezza, in bocca?)
  • Produce un rapido innalzamento dell’indice glicemico che dà appunto luogo a un’esperienza di lieve ebbrezza
  • Ha come effetto collaterale, dovuto al rapido crollo dello stesso indice glicemico, sonnolenza e un piacevole senso di intorpidimento (ideale per ridurre lo stress emotivo)


L’avevi mai vista in questi termini?

Ci sono molti altri comfort food oltre lo zucchero

Lo zucchero è in buona compagnia, ci sono molti altri comfort food che assolvono benissimo al compito per il quale li usiamo, ossia attutire lo stress e le emozioni disturbanti attraverso un’esperienza opposta di intenso piacere.

Qualche altro esempio di comfort food

Sono certo che con questi elementi che hai acquisito sai già riconoscere da te quali possono essere degli altri perfetti comfort food.

Ti aiuto facendo una piccola lista, alla quale puoi aggiungere gli altri che ti vengono in mente.

  • Cibi particolarmente sapidi (patatine, noccioline, pop corn)
  • Dolci e prodotti da forno (le farine bianche raffinate hanno un alto indice glicemico)
  • Cibi molto elaborati (quelli che contengono molte salse, intingoli, sughi)
  • Cibi particolarmente cremosi (gelato, budino, yogurt)
  • Condimenti industriali (Ketchup, mostarda, maionese, dressing vari, molto spesso agrodolci)
  • Cibi pronti in genere (surgelati, inscatolati, in busta)
  • Bevande gassate zuccherate (ma anche non gassate, come succhi di frutta, etc.)
  • Alcolici in generale (sono ottenuti dalla fermentazione dello zucchero)

Ti torna?

E la lista potrebbe continuare, sono certo di aver dimenticato qualcosa. E sono sicuro che tu conosci benissimo quali sono i tuoi specifici comfort food.

Anche perché c’è un’altra cosa importantissima da sapere sul comfort food.

 

Il comfort food è il cibo della memoria

Spesso il comfort food ci riporta ai sapori dell’infanzia, si lega a ricordi teneri, che scaldano il cuore. Per questo ognuno ha i propri comfort foods di riferimento.

La memoria sensoriale è molto potente, specie quella olfattiva, quella legata al sapore, al gusto, all’odore di un particolare cibo.

Questo è l’aspetto psicologico della questione comfort food.

Attraverso il ritrovare un certo sapore che ci è caro, la memoria emotiva riattiva in noi sensazioni piacevoli, pacificanti, che tendono a lenire e a contrastare certi malesseri.

Per questo spesso ci rivolgiamo al cibo quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili, stati d’animo complessi o malesseri psicofisici.

 

Non demonizziamo il comfort food

Non dobbiamo demonizzare il comfort food in sé, mangiare qualcosa di buono quando siamo tristi o le cose non vanno per il verso giusto non è un crimine. 

Gran parte dell’umanità lo fa senza conseguenze eclatanti. Però un uso non consapevole del comfort food può produrre in noi una grande sofferenza emotiva.

L’uso del comfort food va sempre associato alla consapevolezza

Va detto anche, però, che oltre un certo limite, l’uso emotivo del cibo può scaturire in una dipendenza, in un vero disturbo alimentare.

In questo caso c’è bisogno di un intervento più specifico e mirato di natura medica e comunque professionale.

 

Mindful eating e autoregolazione consapevole

Il modo migliore per essere in relazione con il cibo emotivo e il comfort food è quello che si basa appunto sulla consapevolezza applicata.

Il termine mindful eating significa proprio questo: consapevolezza nel mangiare. Ed è applicabile a qualsiasi cibo, ma soprattutto alla modalità di relazione col cibo. Per un approfondimento, leggi anche "Perché la mindfulness può farti dimagrire?".

Spesso, infatti, ci avviciniamo al cibo pieni di pregiudizi, di divieti, di imposizioni che finiscono soltanto per rendere quel cibo oggetto dei nostri desideri ancora più irresistibile.

Sperimentare il mindful eating ci aiuta invece ad accostarci al cibo in uno stato di piena presenza, essendo cioè pienamente nell’esperienza. E ci mette in grado di riconoscere dal punto di vista del vissuto reale - e non più del divieto o della dieta imposta - qual è davvero l'effetto che un determinato cibo ha su di noi. 

Non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello emotivo. E ci consente inoltre di ritrovare grazie all’ascolto profondo la misura giusta per noi, di percepire la sazietà, di riconoscere la fame reale e di distinguerla da quella spinta di natura emotiva che spesso ci “obbliga” a mangiare in eccesso.

 

Saper riconoscere quali sono gli effetti dei comfort foodci rende liberi dalla spinta del cibo emotivo.

Guarda il video per sapere come Breaters può aiutarti in questo

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Scritto da

Giorgio Serafini Prosperi
Giorgio Serafini Prosperi

Mindfulness counselor, scrittore e istruttore di meditazione. Ex obeso, ho ottenuto una perdita di peso di 60 chili, mantenuta nel tempo. In Breaters ti insegnerò ad utilizzare la consapevolezza per ritrovare l'equilibrio interiore.

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